lunedì 13 marzo 2017

L'INIZIO (la fine)

"Te lo giuro, ci sono dei giorni come questo, in cui mi sveglio e rimango a letto con gli occhi chiusi. Vorrei aprirli solo dopo aver sentito la voce di mio padre che prova a svegliarmi. Vorrei che questo sogno finisse. Poi realizzo che mio padre non è a casa e vorrei svenire in quel letto."

La sventura che colpì la vita del "lupo" mi toccò profondamente. Lui fu' costretto a diventare grande da un giorno all'altro. Un normalissimo sabato pomeriggio lo chiamò la madre e gli disse che il padre era stato ricoverato, a causa di quel male che poteva colpire chiunque, con una ferocia inaudita. Lui, figlio di una famiglia di operai da poco in pensione, dovette diventare l'uomo di riferimento per la madre e la sorella, e io mi sentivo nel profondo di dovergli stare vicino. Non si può rimanere indifferenti davanti a tanto dolore.
Imparai più di quanto si possa pensare da questa esperienza. Appresi che abbracciare è il miglior antidepressivo per l'uomo, è un'azione che dimostra affetto e le persone stanno dimenticando quanto questo sia importante. Tutti quelli che venivano a conoscenza di questa situazione reagivano in maniera diversa, ma con un pensiero comune: non sprecare il proprio tempo lontano dalle persone e dalle cose che amiamo, il tempo che abbiamo è limitato e nessuno può prevedere cosa accadrà domani.

Passai tanto tempo insieme al "lupo" in quel periodo, cercavo di consolarlo come potevo nei momenti in cui crollava. "Noi siamo le persone con cui puoi essere fragile adesso. Non è importante non cadere nella vita, puoi anche cadere cento volte di fila, e se pensi di non poterti rialzare ti sbagli. Ci siamo noi per te...", queste erano le parole che gli ripetevo nell'orecchio e questo è quello che feci.

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